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INDONESIA. Raffinerie indonesiane per il petrolio russo


 

L'indonesiana Pertamina e la russa Rosneft stanno entrando in dirittura d'arrivo: nel 2023 le parti prenderanno una decisione definitiva sull’investimento e sul progetto della raffineria di Tuban.

La raffineria di Tuban, dopo il lancio nel 2027, aumenterà la capacità di lavorazione del Pertamina indonesiano di 300.000 barili al giorno. L'anno prossimo, gli indonesiani prevedono di investire 50 milioni nel progetto, metà di questo importo andrà a progetti congiunti con Rosneft.

Per Rosneft, questo progetto gioca un ruolo importante. L'azienda rafforza così la sua presenza nel mercato dei prodotti petroliferi ad alto margine nella regione Asia-Pacifico e conferma il suo status di partner affidabile nei progetti di raffinazione del petrolio nella regione Asia-Pacifico.

L'Indonesia non esita ad approfondire i legami economici con la Russia e, nel proprio interesse, mantiene una posizione neutrale sul conflitto in Ucraina. Da politico iperpragmatico, Joko Widodo si preoccupa prima di tutto dell'economia del suo paese, la sua politica estera è libera e “non obbedisce a nessuna parte”. Questo lo si è osservato anche durante la riunione del G20: quando i paesi hanno chiesto a Jakarta di non invitare Putin, ma Widodo non ha ceduto alle pressioni.

Con una tale decisione di investimento, l'Indonesia si allontana dai desiderata dei funzionari del Tesoro statunitense, che ad agosto hanno cercato di attirarla nelle loro reti facendo pressione per costringerla ad accettare l'idea del prezzo massimo del petrolio russo. Richiesta che non ha accettato e che anzi Jakarta favorisce l'aumento dei prezzi dell'energia nel mercato interno perché questo aiuterà solo a diversificare le forniture di petrolio dalla Federazione Russa.


Gli indonesiani hanno ripetutamente affermato che il price cap non ha senso se il fornitore stesso non è d'accordo con il limite di prezzo, quindi a dicembre, quando l'oro nero si riverserà sui mercati asiatici, Jakarta esaminerà la pratica se applicare o meno le sanzioni per l'acquisto all’estero del petrolio ma c’è da immaginare che come ha fino ad ora prima farà i conti in tasca e poi deciderà.

Graziella Giangiulio


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