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SALUTE. Lotta al cancro e utilizzo dei Social, un’alleanza indispensabile

 


La lotta al cancro “passa” anche attraverso l’utilizzo, consapevole e certificato, dei Social. Ma in che modo garantire – se il termine è giusto – un’informazione corretta e soprattutto scevra da fake news?

Se ne è discusso a Palermo, in occasione del primo corso per clinici e giornalisti promosso dal Collegio Oncologi Medici Universitari.

Oltre il 90% degli specialisti oncologi ritengono i Social media – nello specifico Facebook, Twitter, Instagram – strumenti utili alla lotta contro il cancro e nella formazione professionale. Tuttavia – il rovescio della medaglia – il 41% ritiene difficile riuscire a discriminare le notizie vere dalle famigerate fake news: con il 30% apertamente dichiarato nel considerare i Social fonte di stress e da qui la riduzione nell’utilizzo, specie durante la pandemia Covid.

Le risultanze derivano da un sondaggio condotto su 1.076 oncologi attivi in Europa e pubblicato da Esmo Open.

Se da un lato gli stessi medici posseggono gli strumenti “per diradare l’orizzonte” e districarsi nel mare magnum delle notizie rintracciate in rete, i rischi, senza dubbio maggiori, ricadono sui pazienti, soggetti molto fragili e più esposti. La conseguenza è data dalla diminuzione della fiducia nella scienza a tal punto da portare gli stessi pazienti tra le braccia delle terapie alternative prive di validità.

Altri due studi, apparsi su Jama Oncology e sul Journal of the National Cancer Institute mettono in luce come il ricorso dei malati alla medicina complementare crei un aumento dei rifiuti verso la chirurgia, la radioterapia o la chemioterapia: e dunque il doppio delle probabilità di morire rispetto alle persone in terapia tradizionale.

«Troppe le informazioni distorte e le fake news pubblicate sui siti web e le riviste non autorevoli che si propagano tramite l’uso sconsiderato dei Social», dice Antonio Russo, presidente Comu (Collegio Oncologi Medici Universitari) e Ordinario di Oncologia medica, Dichirons – Università degli Studi di Palermo. «Giornalisti medico-scientifici e oncologi devono imparare a conoscere le rispettive esigenze per rispondere alla richiesta di buona informazione da parte dei cittadini. Vogliamo offrire ai clinici gli strumenti utili a comunicare coi giornalisti e siglare alleanze coi media».

Da dove nasce tutta quest’urgenza? Un altro sondaggio, condotto su un campione di oltre 1.300 persone e reso noto dall’European Journal of Cancer, dà il senso dell’allerta. Nel dossier curato dall’University College di Londra e dall’Università di Leeds, si legge: il 43% degli intervistati è «convinto che a scatenare i tumori sia lo stress; il 42% gli additivi alimentari; il 19% i forni a microonde; il 15% al bere dalle bottiglie in plastica». Inoltre, il 35% considera tra i fattori di rischio le frequenze elettromagnetiche (il 34% i cibi Ogm).

Pure il rapporto Censis fornisce chiavi di lettura in proposito. Per quasi il 6% degli italiani (siamo a quota 3 milioni), il Covid-19 non esiste. Il 10,9% afferma l’inutilità e l’inefficacia del vaccino; mentre il 31,4% “bolla” il vaccino alla stregua di un farmaco sperimentale a discapito di chi vaccinandosi fa da cavia. Infine, per il 12,7% degli italiani la scienza “produce più danni che benefici”.

Tornando all’efficacia dei Social – se attivati correttamente – gli oncologi mettono Twitter al primo posto per l’informazione, l’aggiornamento e la formazione scientifica; poi Linkedin – rapporti tra colleghi – e infine Facebook e Instagram quali “toni di voce” verso i malati.

Marco Valeriani

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