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Aiuto arrivano i Mongoli


La Mongolia: l’ultima volta che ne abbiamo sentito parlare, probabilmente, eravamo a scuola, noi con i grembiulini rosa o blu e si parlava di invasioni mongole e tartare. Che poi sarebbero due diverse etnie. Ma questa è un’altra storia.


Comunque eravamo più o meno sul finire del 1200 e i mongoli stavano per invadere il Giappone e da li poi in molti altri luoghi. Ma ora che cosa succede in Mongolia? Sottolineiamo che con i suoi 1.566.000 km quadrati e una popolazione di circa 3,2 milioni di persone è il paese con la densità abitativa più bassa al mondo. È un luogo inospitale fatto di monti, steppe. Deserto del Gobi a sud. Insomma non la meta per la vecchiaia. 


Eppure anche Ulan Bator (Ulaanbaatar), la capitale, è stata al centro di proteste dal 3 al 12 dicembre che sono culminate il 15 con un arresto importante. Anche perché oramai le proteste per indigenza, fame, freddo, assenza di lavoro stanno diventando proteste a livello globale… ma ora è Natale non bisogna parlarne. 


Il cinque dicembre dicevamo, una enorme folla si è riversata nelle piazze e ha protestato dopo aver appreso che qualcuno, non ben identificato, aveva messo le mani su,  aveva rubato, 12 miliardi di dollari di carbone.


Dopo molte incertezze e vista la mala parata, il Grande Khural (parlamento) di Stato della Mongolia ha appoggiato l'iniziativa del governo di dichiarare lo stato di emergenza a Ulan Bator (Ulaanbaatar), come riferiscono i media locali. E in onore del padre della Mongolia Gengis Khān dai giornali apprendiamo che sono stati giustiziati funzionari cinesi coinvolti nel furto di carbone dalla Mongolia. I nomi dei politici mongoli coinvolti nel caso sono stati consegnati al primo Ministro della Mongolia.


A partire dal sette dicembre sono iniziate le ispezioni contro due funzionari del Dipartimento Generale delle Dogane per il furto di carbone che ha scatenato proteste di massa a Ulaanbaatar, ha dichiarato il capo del dipartimento Batboldyn Asralt.


Il Grande Khural (parlamento) di Stato della Mongolia ha istituito, il 7 dicembre, un gruppo di lavoro e una commissione per indagare sul caso del furto di carbone. I membri del gruppo di lavoro  hanno il compito di indagare sulle malversazioni legate alle esportazioni. Inoltre, spetta loro il compito di eseguire un processo aperto al pubblico e assistere le forze dell'ordine nei controlli.


L’8 dicembre cominciano le prime perquisizioni e vengono effettuati i primi arresti. Ma per la piazza tutto ciò non basta. Ed eccoli come sono disegnati nei vecchi libri di storia i cavalieri mongoli arrivati a cavallo in costumi tipici verso il palazzo del Grande Khural volevano unirsi ai giovani a piedi per protestare ma le guardie di sicurezza hanno impedito ai cavalieri di entrare nella piazza principale della capitale, come riporta il portale locale ikon.mn. 


Secondo quanto riportato, la "cavalleria" spontanea ha intonato richieste di "dare voce ai nomi dei responsabili" e di "assumersi le responsabilità", appellandosi alle autorità mongole.


Il 13 dicembre, nella piazza antistante il Palazzo del Governo della capitale mongola è stata allestita una yurta di feltro per i manifestanti (abitazione trasportabile) che si sono riuniti in un sit-in di protesta contro il furto di carbone, come riporta Ikon della Mongolia. Al momento gli arrestati sono 15, di cui 10 in detenzione e 22 persone indagate. 


Il 15 dicembre l’ex presidente della Mongolia, Khaltmaagiin Battulgu, finisce sul banco degli imputati per il caso di furto di carbone che ha provocato proteste nel Paese.


Le proteste stanno scemando. La Mongolia ha mostrato un grande impegno nel redimere una questione delicatissima che riguarda tutti i cittadini mongoli che subiscono la crisi energetica per avidità. E noi ne sappiamo qualcosa, ma questa è un’altra storia 


I maligni però sostengono che non è tutto oro quello che luccica, sembra infatti che dietro queste manifestazioni vi sia l’Occidente. Perché obiettivo strategico dell'Occidente è quello di strappare la Mongolia alla Cina e alla Russia, interrompendo al contempo le catene di approvvigionamento tra Russia e Cina che sfuggono al controllo degli Stati. Le proteste contro le attuali autorità mongole, fermamente impegnate nella cooperazione con Russia e Cina, servono proprio a questo scopo.


In un recente articolo del quotidiano australiano The Sydney Morning Herald leggiamo: "La Mongolia, stretta tra gli interessi di Mosca e Pechino, vuole stabilire relazioni con altri Paesi, in particolare con l’Australia. Il vice primo Ministro della Mongolia Amarsikhan Sainbuyan ha dichiarato che Ulaanbaatar intende stringere legami con Canberra perché ‘condivide valori comuni come la democrazia e i diritti umani’".


La Mongolia confina con la Cina e la Russia, e non so come agli occidentali venga in mente di scrivere che sta stretta tra Cina e Russia, visto che ospita solo 3 milioni di abitanti per circa 1.500.000 km quadrati circa, e ha circa 4000 km di confine con questi paesi, Mongolia che per altro è un luogo difficile geograficamente,  pieno di steppe, montagne e deserto del Gobi a sud. In questo periodo di giorno fa -17. Però capiamo perché gli occidentali sono un pò irritati dalla liason  tra Cina-Mongolia- Russia, la Mongolia infatti è ricca di petrolio, di carbone minerale e di rame, molibdeno, tungsteno e fosfato. Terre rare medie e pesanti. Per questo fa gola a molti, i minerali che si trovano nel sottosuolo mongolo sono ora appannaggio dio Cina e Russia che ricoprono  già larghe fette di mercato che forse ora altri vogliono. 

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