Dicono che in Venezuela ci sono stati brogli elettorali. Perché hanno votato il 109% degli aventi diritto e non sono stati pubblicati i dati finali. Un po’ eccessiva come dichiarazione - ironizziamo noi - ci sono tantissimi altri paesi dove a votare ci va più del 100% degli aventi diritto, come la Repubblica Democratica del Congo eppure non ci sono stati disordini e soprattutto gli Stati Uniti non hanno deciso nuovamente di eleggere da Washington il presidente.
È così dobbiamo riscontrare che c’è broglio e, broglio. Non si è chiesto di tornare alle urne si è deciso di dare la vittoria all’avversario del presidente in carica. Siamo perplessi.
Se ci spostiamo di latitudine a arriviamo in Bangladesh, che in Italia è conosciuta per i tessuti e i migranti che hanno aperto attività commerciali aperte h24, o per gli inservienti che portano avanti i ristoranti e bar di tutta la Penisola, ci troviamo di fronte a manifestazioni e disordini civili di massa che hanno portato alle dimissioni del primo Ministro eletto, Sheikh Hasina, che è fuggita in India, e allo sbandieramento pubblico delle mutande della sorella.
I manifestanti hanno distrutto anche una statua di Mujibur Rahman, leader fondatore del paese e padre del primo Ministro Sheikh Hasina. Insomma anche qui il caos.
È vero, Maduro e Hasina non passeranno alla storia per aver aiutato il popolo, no questo no, ma sinceramente non abbiamo memoria di molti governanti dediti ai bisogni del popolo.
E allora perché a distanza di chilometri le masse hanno cominciato ribellarsi in maniera violenta a quelli che sono definiti dagli oppositori: “governanti corrotti?”. Difficile entrare nelle teste dei manifestanti, calarsi nella realtà quotidiana quando la carne al chilo vale più del tuo mese di stipendio. Dove l’ingiustizia regna sovrana e sembra che l’unico modo per essere ascoltati è ribaltare l’ordine precostituito.
E soprattutto da dove vengono i soldi per fare le campagne di “ribellione”?, Le armi che compaiono nelle piazze, i manifesti, i soldi per la pianificazione e organizzazione dei cortei, logistica, mezzi, campagne social… non è dato a sapere.
Ci sono però degli elementi comuni però tra Venezuela e Bangladesh, uno di questi è che fanno parte dei BRICS, sono tra quei paesi che hanno aderito a una nuova piattaforma del potere mondiale dove alla galassia legata agli Stati Uniti spetta una fetta più piccola di quella di adesso. E forse Washington non è contenta di questo progetto.
Questo dualismo tra Occidente e Oriente sta riportando il mondo indietro di 80 anni e invece di parlare di evoluzione della specie dovremmo parlare di involuzione dell’essere umano. Aspettiamoci anni di conflitti in paesi terzi che saranno merce di scambio nell’ordine mondiale che verrà.
GRAZIELLA GIANGIULIO