Ci spiano tutti, gli oggetti vedono e ascoltano, a partire dai telefoni, oramai non sono più sicuri nemmeno i cerca persone, esplodono.
Non c’è più un rifugio: c’è chi scappa dalle onde magnetiche, chi lo fa dalla ipertecnologia, chi dalle telefonate, i manager dalle riunioni incessanti, le mogli dai mariti e viceversa, i figli dai genitori e viceversa, è tutto un cercare un’oasi di pace.
Non ci resta che trovare rifugio nella natura tornare agli esordi. E invece no. Anche lì ci spiano. Il quattro ottobre, la balena beluga Hvaldimir, trovata morta al largo delle coste norvegesi e sospettata di spionaggio a favore della Russia, è morta per un'infezione batterica, ha detto la polizia nel sud-est della Norvegia, citando un rapporto dell'autopsia dell'Istituto veterinario.
All'inizio di settembre, il quotidiano Barents Observer, citando una dichiarazione della polizia norvegese, ha riferito che Hvaldimir non è morto per mano umana e che l'autopsia non ha trovato segni di ferite da arma da fuoco. Il mistero permane. Ma in che modo il Beluga passava informazioni alla Russia?
Il misero aleggia nel mare di Barents. Da secoli gli animali vengono dati come famigli, dai tempi della stregoneria agli animali sono dati mansioni: cacciatori di mine, per esempio i cani, i gatti e i delfini; portatori di messaggi: aquile, piccioni e un tempo anche gli asini. Hanno un’ottima memoria. Poi ci sono i pappagalli utilizzati a volte per imitare le voci e ingannare il nemico, prima dell’avvento della IA che imita le voci meglio del pappagallo. Ma non si era mai visto un Beluga spia. Ci sentiamo di assolvere Hvaldimir che riposi in pace. Questa mania di umanizzare gli animali si è pinta troppo oltre. Hvaldimir era un Beluga addestrato e avrebbe portato la sua telecamera ovunque se il sui addestratore glielo avesse chiesto, fosse stato russo, norvegese, francese, italiano.
Hvaldimir è un animale che si fida dell’umano e lo segue non è una spia. Siamo noi umani a essere spioni.
Graziella Giangiulio